…E cala così, con lo sprint vincente di Cavendish sul – classico – lungomare di San Benedetto del Tronto, il sipario sulla 44esima edizione della Tirreno-Adriatico. La “parata di stelle” annunciata (principalmente dalla Gazzetta dello Sport) prima dell’inizio della corsa con un rumoroso battage pubblicitario purtroppo non c’è stata, se non a sprazzi.
Onore al merito di Michele Scarponi da Filottrano (Ancona) portacolori della Diquigiovanni – Androni giocattoli: tutti aspettavano le imprese dei suoi – veterani – compagni di squadra Gilberto Simoni e Davide Rebellin, e invece a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della corsa “dei due mari” è stato questo 29enne marchigiano, un passato da predestinato ed un futuro ancora tutto da decifrare, anche nonostante questo importante successo. Voto 10 a chi ha saputo rilanciarsi dopo essere rimasto (pesantemente) invischiato in “Operacion Puerto”, voto 10 anche alla squadra ed ai suoi due capitani: lasciar vincere un gregario in occasioni come questa significa guadagnarsi un credito da spendere quando sarà più importante, leggasi Liegi (per Rebellin) e Giro d’Italia (Simoni).
Voto 7 per Ivan Basso, media tra il 5 della crono (“Venivo da una settimana di stop per la botta al ginocchio del California, come avrei potuto essere competitivo?” la giustificazione) ed il 9 della tappa di Capannori: senza mai alzarsi sui pedali il varesino ha innestato una progressione impressionante, vicina a quelle dei tempi d’oro. Se saprà crescere nel prossimo mese, Basso si candida a rivincere il Giro, questa volta senza l’alone del sospetto doping.
Garzelli e Di Luca si prendono un 6 per la grinta, ma ormai la gamba è da 4: come vecchi leoni feriti, forse avrebbero fatto meglio a cedere il passo invece che preferire un fine carriera piuttosto anonimo a centro-gruppo. Avremmo voluto ricordarceli pimpanti come quando vincevano il Giro (Di Luca) o dominavano in Svizzera e non solo (Garzelli), ma tant’è.
Petacchi si “becca” un 9, essendo stato l’unico velocista di grido a piazzare la zampata, ma altrettanto degne di nota sono state le imprese di El Fares (a lui la prima tappa, dopo una lunga fuga) e Farrar, capaci di ritagliarsi il proprio quarto d’ora di celebrità (Andy Warhol disse che ognuno di noi ha diritto al proprio, nella vita) in un’occasione di tale prestigio: certo, non siamo al Tour, ma vincere alla Tirreno non è certo un successo banale e fa curriculum per la carriera. Chiusura dedicata all’uomo del futuro: Mark Cavendish (voto 6,5). Il velocista britannico, che ha rinunciato alla pista (dove gli si profilava una carriera da cannibale) per sgomitare sull’asfalto, ha pagato dazio nelle tappe vallonate vincendo l’unica frazione veramente pianeggiante. A Sanremo non farà – probabilmente – classifica, ma sentiremo parlare ancora a lungo di lui

