C’è un’antica tradizione, risalente alla lingua ed alla cultura latina, che vuole il “Nomen” di un individuo sempre associato ad un “Omen”, un destino. Se la Storia fosse qualcosa di immutabile, Giorgia Bronzini si sarebbe dovuta rassegnare ad una carriera da eterna promessa: con quel cognome che l’ha destinata - beffardo - al terzo gradino del podio… Ma la pistard azzurra è una ragazza combattiva, una che non ha voluto rassegnarsi al destino; e, nel corso dell’ultima giornata di gare, ha regalato all’Italia (dopo tante delusioni) la prima – e più importante – medaglia iridata della rassegna su pista di Pruszkow (Polonia): l’Oro nella Corsa a Punti!
Una corsa serratissima, gestita con grande intelligenza dall’azzurra, che si è assicurata il titolo conquistando il penultimo sprint: la classifica finale la incorona.... campionessa del mondo, con i suoi 18 punti, davanti alla cubana Yumari Gonzalez (15) ed all’inglese Elizabeth Armitstead (13). “Avevo tanta rabbia in corpo dopo il mio quarto posto nello scratch e quello della Frisoni, sia nell’omnium sia nel keirin. Questa è la mia rivincita su tutto”.
Si chiude così una spedizione polacca comunque non esaltante: una medaglia d’oro e tre di legno (ovverosia quelle citate nelle dichiarazioni riferite poco sopra), sono un bilancio davvero magro per una nazione che dalle due ruote – in strada, certo, ma anche in pista – ha sempre portato a casa un’abbondante messe di allori. A deludere particolarmente sono stati i “maschietti”, forse ancora troppo acerbi per fornire risultati importanti.
Questo per dire che, in ultima analisi, la lucentezza dello splendido oro di Giorgia Bronzini non deve nascondere le pecche di un movimento – quello della pista, appunto – troppo abbandonato a se stesso negli ultimi anni; servono velodromi, oltre ad imprese come questa…

