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Giro d'Italia, 4° tappa Padova-San Martino di Castrozza: il percorso

altimetria_padova-san-martino-castrozzaI “girini” prenderanno il via da Padova per salire sino a San Martino di Castrozza. L’arrivo in salita scatenerà sicuramente i pretendenti alla vittoria finale, che si daranno battaglia sull’ascesa che da Fiera di Primiero porta sino a San Martino. Lo start verrà dato verso mezzogiorno nella città del Santo, poi i corridori raggiungeranno Bassano del Grappa e Feltre. Lì la strada comincerà a salire verso il passo Croce d’Aune (1.015 metri sul livello del mare) e lo scollinamento avverrà dopo 123 chilometri di gara. Una discesa non troppo lunga (12 km), ma abbastanza tecnica, prima della salita finale.

L’ascesa verso San Martino di Castrozza inizia in maniera....piuttosto “dolce”: nei primi 1.400 metri le pendenze non superano il 2,4%. Dopo Siror (frazione di San Martino), la strada comincia a salire con una prima parte caratterizzata da poche curve tra le catene del Lagorai a sinistra e le Pale di San Martino a destra. Il primo tornante lo s’incontra dopo 2,4 chilometri, all’uscita dell’abitato di Nolesca. Le pendenze aumentano gradualmente dopo aver superato, per la prima volta, il torrente Cismon. Nei primi 2,6 km la media è del 3,4% e sale al 6,3% nel tratto (quasi 5 chilometri) che dal ponte sul fiume porta a Valmesta.

Lasciato il piccolo centro si arriva ai due tornanti che rappresentano il punto più duro dell’ascesa: il tratto è breve (mezzo chilometro), ma lì la pendenza media raggiunge l’8% con un picco anche del 10%. Questo potrebbe essere il punto giusto per l’attacco dei “big” della classifica che, dopo aver scremato il gruppo grazie al prezioso lavoro dei gregari, cercheranno l’allungo decisivo verso il traguardo di San Martino di Castrozza. Dopo i due tornanti si tornerà in rettilineo sino alla zona degli impianti sportivi. A quota 1.400 metri, quando allo striscione mancherà ancora 1,3 chilometri, la pendenza media tornerà nell’ordine del 5,4%, molto simile a quella dei precedenti 3,5 km. Fino all’agognato striscione d’arrivo che i concorrenti supereranno dopo 165 chilometri complessivi, molti dei quali percorsi in salita.

Il giorno successivo ancora San Martino di Castrozza nel destino dei protagonisti della “Corsa Rosa”. Partenza dalla località del Primiero verso l’Alpe di Siusi (125 chilometri). E sarà subito salita con gli 8,2 chilometri e i quindici tornanti che separano la “perla del Primiero” con il passo Rolle (1.972 metri sul livello del mare). I primi 1200 metri sono i più impegnativi (pendenza media 7,5%), poi altri 6,5 chilometri al 6,2% sino alla Malga Fosse di Sopra (1.954 metri), eccezionale balcone verso il Cimon della Pala, e poi un ultimo tratto quasi pianeggiante (35 metri di dislivello).

Dopo ecco la discesa verso Predazzo, il transito negli abitati di Cavalese, Ora e Bolzano, prima che la strada torni a salire in località Prato all’Isarco. Gli ultimi 24 chilometri porteranno sin sul traguardo dell’Alpe di Siusi, con un dislivello di 1.513 metri e una pendenza media del 6,11% (massima: 11%).

Quello di quest’anno sarà il 23 esimo passaggio sul Passo Rolle, il secondo passo più “frequentato” dal Giro d’Italia, dopo il Pordoi (37) e a pari merito con il Tonale.

Infine l’analisi tecnica di Francesco Moser che, nel 1982, chiuse quarto proprio sul traguardo di San Martino di Castrozza, in occasione dell’ultimo arrivo della corsa rosa tra le Dolomiti del Primiero. “Allora la tappa era ben diversa così come le strade – ha ricordato Moser –. Quest’anno la struttura della gara è stata capovolta e quindi ci troviamo ad ospitare una delle prime tappe del Giro d’Italia. La salita che porta all’arrivo non è durissima, ma molto dipenderà da come le squadre imposteranno la frazione. Il giorno successivo, invece, il Rolle verrà affrontato immediatamente e quindi non credo potrà scremare subito il gruppo. Però non si sa mai e quindi impossibile fare pronostici. Una cosa la voglio dire, però: il fatto di arrivare e partire dalla stessa località è un qualcosa che dovrebbe accadere sempre. Ai miei tempi si arrivava e ci si spostava in albergo praticamente senza scendere dalla bicicletta. Oggi, invece, i corridori sono costretti a lunghi spostamenti. Ben venga il fatto di arrivare e partire dalle stessa località il giorno successivo. Se questo poi accade in Trentino, beh… ancora meglio!”.

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