I tempi (cronometrati) da soli non bastano per capire come si è sviluppato un Giro d’Italia. Dilettiamoci allora, ancora, nello stilare le pagelle della corsa rosa il giorno dopo la sua conclusione di Roma.
DENIS MENCHOV 8 – Non di più. Perché, sebbene abbia dominato....a cronometro e resistito in salita, non ha certo entusiasmato. Il voto alto, però, è meritato, specie per il suo – di Menchov – saper farsi trovare pronto nelle fasi più calde della corsa, oltreché per la grinta sfogata dopo il traguardo a Roma, sintomo del fatto che a questo Giro il russo della Rabobank ci teneva eccome.
DANILO DI LUCA 7 – Una media tra il 10 per la proattività ed il 4 per la lettura tattica; il Giro lo poteva vincere, con la forma che era riuscito – bravo! – a costruirsi, ma lo ha perso tirando per Menchov (ancora oggi non capiamo il perché) sugli Appennini e distraendosi ad Anagni, forse già svuotato di motivazioni dopo gli assalti falliti. Diventa comunque il corridore in attività con il maggior numero di giorni in maglia rosa.
FRANCO PELLIZOTTI 7,5 – “Legge” sempre in maniera corretta la corsa, e per questo riesce a salire sul podio a dispetto – è proprio il caso di sottolinearlo – del compagno di squadra Ivan Basso (6,5, premiata la grinta ma la gamba non è più devastante come un tempo..). Vince a Blockhaus, che pure non sembrava una salita per lui, e ci prova anche sul Vesuvio, purtroppo senza grandi risultati.
CARLOS SASTRE 6,5 – Principe dei monti (Petrano e Vesuvio), ma anche suddito della fatica (Blockhaus). Non è un fenomeno, ma resta il miglior grimpeur del Giro oltreché l’unico in grado di cambiar marcia quando la strada sale. Entusiasmante.
LANCE ARMSTRONG 6 – Dopo tre anni a birra e partite di football in tv – dice lui -, dopo due mesi dalla caduta (con annessa frattura della clavicola e 12 viti in titanio per fissare una placca contenitiva) alla Vuelta Castilla y Leon, riecco il “Cowboy”, che termina 12esimo prima di volare a casa per assistere alla nascita del quarto figlio. Non avesse dovuto aiutare Leipheimer (voto 5) in salita, sarebbe stato nei 10. Questo la dice lunga sulla qualità (voto 4,5) degli atleti in gara..
DAMIANO CUNEGO, GILBERTO SIMONI s.v. – Se raffrontato alle aspettative sul loro conto, questo Giro è sicuramente deficitario. Almeno il veronese ci prova con una fuga di 230km, mentre Gibo sembra aver perso una buona occasione per ritirarsi prima di risultare (ci scusi) patetico. Non entrare mai nel “tabellino” della corsa, che pure è stata lunga più di 3mila km, è una colpa. Lo è ancora di più per due come loro.


Ciao Pisu, ti ringraziamo per il tuo commento
rileggendo l’articolo e la tua strenua difesa di Gibo, ci è venuto il dubbio di non essere stati chiari: proviamo a rimediare.
Nessuno discute la grinta di Simoni, né la sua capacità di vincere due volte il Giro e di renderlo più interessante almeno altrettante. Certo, se stringiamo il campo e ci limitiamo ad analizzare il Giro 2009 di Gibo ci pare ci sia ben poco da salvare: fare proclami alla vigilia e non avere poi mai la gamba per tenere la ruota dei migliori, o se non altro per provare a vincere una tappa, se non è deludente come lo possiamo definire? Il vecchio leone vede gli altri che gli sottraggono e si dividono la preda (il Giro) e cosa fa, non riesce neanche a ruggire?
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È evidente che Gibo Simoni è a fine carriera e non è più competitivo, ma chi sei per permetterti di definirlo patetico? Lo sai che ha compiuto 38 anni lo scorso agosto? Lo sai che per 10 anni, con una regolarità che nessun’altro italiano, e ripeto nessun’altro italiano della sua generazione almeno, ha mai avuto, ha onorato il giro d’Italia rendendolo interessante e vivo? Perché se non ci fosse stato lui forse sarebbe davvero stato noioso? Forse Cunego può essere patetico che dopo la farsa del 2004 non c’è più riuscito a mettere le ruote davanti al vecchio! Vergongnati!
[...] e Boasson Hagen Posted on 1 Giugno 2009 by ilciclone ..ma la corsa non la fanno solo gli uomini di classifica. Sono anche i gregari, oppure i grandi sprinter, persino gli attaccanti di giornata, a scrivere [...]