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L’autobiografia di Fignon: “Ai miei tempi tutti prendevano doping”

Nodi Alessandro Grandesso

Il Tour de France lo vinse da debuttante, al primo colpo. Era il 1982, l’anno in cui il mondo del ciclismo scoprì Laurent Fignon che oggi, a 48 anni, lotta contro il cancro e fa il bilancio di una vita vissuta intensamente in un’autobiografia dal titolo romanzesco quanto la sua carriera: “Eravamo giovani e spensierati” (Ed. Grasset).

LA MALATTIA —
Fignon lo ha scoperto da poco. “Mi hanno diagnosticato un cancro alle....vie digerenti – ha spiegato in un’intervista che sarà trasmessa domenica da TF1, il primo canale tv francese – ma ancora non si sa esattamente dove. Di sicuro si sa che è un cancro in stato avanzato, perché ci sono metastasi al pancreas. Non so quanto mi resta da vivere. Io però sono ottimista. Combatterò e riuscirò a vincere questa battaglia”. E poi “Mi sono già sottoposto a un ciclo di chemio – ha aggiunto Fignon -: è andato abbastanza bene, sono in buona forma. Ne ho altri 5 in programma: dopo il Tour effettuerò tutti gli esami”.

DOPING — Interrogato sull’eventuale legame tra la malattia e l’assunzione durante la sua carriera, come riporta nel libro, di anfetamine e cortisone, Fignon ha dichiarato che è impossibile dare una risposta: “Io non sono in grado di dirlo. E chi altri può dirlo? Ai medici che mi hanno in cura, io ho raccontato tutto quello che ho fatto nella mia carriera. Loro stesi mi hano chiaramente spiegato che sarebbe troppo semplice stabilire un legame. E poi ci dovrebbero essere dozzzine di casi simili, visto che ai miei tempi tutti facevamo le stesse cose“.

TV — “A quell’epoca – spiega Fignon – eravamo fieri, coraggiosi e spavaldi“. Ma anche poetici come quando congedandosi dal suo mondo nel 1993, sulla salita della Bonnette al Tour, Fignon sfilò da solo all’ultimo posto per godersi “un momento di tristezza e grazia che nessuno poteva rubarmi”. Il libro uscirà in Francia la prossima settimana.

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