
Domenica 12 luglio è il giorno del Tourmalet, ma nessuno se ne cura. Destino beffardo per una montagna che è stata, e speriamo potrà essere ancora in futuro, un “totem” della Corsa dei Girasoli. Il Tour numero 96, invece, fa di questo totem una semplice ascesa come tante altre, anche se meno semplice di tante altre (è pur sempre una Hors categorie); un’ascesa buona, in ultima analisi, solo per i cacciatori dei punti validi per la maglia a pois di miglior scalatore. La classifica non ne risentirà, crediamo, a meno di imprese d’altri....tempi. Imprese che, proprio perché “di altri tempi”, ci sembrano irripetibili per gli interpreti odierni, tutti testa e – almeno qualcuno, purtroppo – medicine.
Dove non arriva la qualità, nemmeno i disegnatori del percorso hanno pensato – ma sarebbe stato bene – di sistemare una pezza. Già, perché un arrivo in cima al Tourmalet sarebbe stato comunque più interessante di un Tourmalet posto a metà di una frazione lunga 160km. Invece, una volta scollinato restano altri 70km da coprire prima di arrivare al traguardo, cioè c’è tutto lo spazio per le squadre che riusciranno ad organizzarsi, o riorganizzarsi, per recuperare il terreno perduto. Lunedì c’è il giorno di riposo. Vero che sono i ciclisti a fare la corsa, e non il tracciato, ma da Christian Prudhomme ci aspettavamo qualcosa di meno originale e più interessante.

