
La frazione più commerciale del Tour (si va da un marchio di acqua minerale, Vittel, ad uno di articoli sportivi, Colmar) è lunga 200km. Senza un attimo di respiro. Si lasciano i Vosgi in direzione dell’Alto Reno, con l’impressione che, da qui in poi, non sarà più una passeggiata. Cinque Gran Premi della Montagna: due di terza, altrettanti di seconda e pure uno, durissimo, di prima categoria. Certo, ci vuole almeno un intraprendente pronto a far saltare il banco; ma volete che in un gruppo composto di 180 atleti, ciascuno con una propria personalità, un pazzo non lo si individui? Attendiamo fiduciosi..
Nell’attesa, andiamo a scoprire le difficoltà di un percorso che può veramente fare danni, anche perché si tratta della prima frazione di montagna dopo lunga (600km, senza contare i “finti” Pireneri del dopo Andorra-Arcalis) tranquillità da trasferimento.
Pronti via e subito c’è un “dente”, quindi si apre la pianura che conduce a Ville-Sur-Illon. Altro dente, innocuo, ed ecco che verso il km 35 si comincia a salire alla Cote de Xertigny (3° categoria): c’è pure uno sprint con abbuoni a metà salita, qualcuno potrebbe pensare di rendere la corsa dura già qui. Ma siamo all’antipasto..
Il primo lo si comincia a gustare al km 94,5: rifornimento di Xonrupt Longemer e nemmeno il tempo di digerire che si sale ai 1139 metri del Col de la Schlucht, GPM di 2° categoria posto più o meno a metà percorso. Se sarà freddo, poi, ecco la digestione bloccarsi nel corso della lunga (19km) discesa che porta a Luttenbach, sede del terzo sprint con abbuoni di giornata ma anche “campo base” prima dell’ascesa al Col du Platzerwasel, 800 metri di dislivello in 14km ovverosia una pendenza media del 5,7%. Finita qui? Tutt’altro, perché una volta che ci si è giocati i punti della maglia a pois, ecco comincia un falsopiano: può fare male, al pari della picchiata verso il GPM (3° categoria, km 165) del Col du Bannstein.
Corsa – ancora – bloccata? Il pazzo di cui sopra può scattare anche sull’ultima rampa, quella che porta al Col du Firstplan (122 metri, 2° categoria): dallo scollinamento mancheranno solamente 21km al traguardo, per giunta tutti in discesa. Non siamo così ingenui da pensare che qualcuno possa arrivare in solitaria, quel ciclismo non c’è più. Ma, certo, qui si vedrà chi il Tour de France può già darlo per perso. Dopo averlo visto compiere l’impresa al Giro dell’Appennino, noi tifiamo Nibali.


[...] La tredicesima frazione di questo anonimo Tour de France numero 96 condurrà la carovana gialla da Vittel, cittadina che ieri ha visto trionfare la caparbietà e la scaltrezza del danese Sorensen, a Colmar. C’è subito una pessima notizia per i colori italiani, visto che la maglia gialla di Rinaldo Nocentini, saldamente indossata per una settimana nonostante le difficoltà accusate sabato sui Pirenei, rischia di cambiare padrone, magari già a vantaggio dei favoritissimi Alberto Contador o Lance Armstrong, molto vicini al “Noce” in classifica. Tutto possibile, certo, ma solo a patto che qualcuno dei big abbia la gamba e la testa per tentare di rendere la corsa dura. Quando diciamo qualcuno il pensiero corre subito al giovane Andy Schleck, già pimpante su quei Pirenei che invece avrebbero dovuto cuocerlo (il lussemburghese non ama il caldo torrido), oppure ai grandi delusi di questo scorcio iniziale di corsa Cadel Evans e Denis Menchov. Partisse uno tra questi tre, magari sulla salita di quel Col du Firstplan che precede il traguardo, probabilmente si ritroverebbe alle calcagna la famelica muta dei “cani da guardia” (con rispetto…) Astana. Così potremmo assistere ad un arrivo a ranghi ridotti, dove il pronostico sarebbe aperto a tutte le possibilità visto che nessuno tra i favoriti vanta tra le proprie qualità lo scatto secco in volata. [...]