
Tutto e niente, qui, sono ugualmente possibili. Un deciso passo in avanti rispetto al “nulla e basta” – poi puntualmente verificatosi – dei Pirenei, o di un certo modo di interpretare le Alpi. Il Tour de France, in questo 2009, si è scelto un epilogo distante dalla tradizione delle più recenti edizioni: là era cronometro, una “congrua” cronometro tra i 40 ed i 60km; qui sarà salita. Che salita: Mont Ventoux. In comune però, ancora una volta, la solitudine. Perché il Mont Ventoux è salita vera, tutti contro tutti. Perché se farà caldo per molti sarà black-out nella fornace della bianca pietraia gigante. Perché la vetta sarà anche località d’arrivo della 20esima frazione, impossibile recuperare. Il “fuori-giri” è dietro ogni curva, dopo ogni scatto, peggio che mai se lo scatto lo subisci piuttosto cha tentarlo. Le certezze, anche le più consolidate, rischiano di andare in frantumi.
Andare in crisi, quasi mistica per certi versi, è possibile, addirittura probabile. Toccò al povero Tommy Simpson nel lontano, eppure vicinissimo nella memoria, 1967: stroncato dal mix calore/anfetamine ebbe un arresto cardiaco, cadde a bordo strada esanime. Morì. Oggi i ciclo-amatori che passano lì davanti lasciano un ricordo: un tubolare, una borraccia piena di sassi. Niente fiori, non vale la pena: il vento li brucerebbe. Accadde anche – addirittura – al “Cannibale” Eddy Merckx dopo una vittoria: dopo il trionfo fu malore, dalle conseguenze per fortuna meno drammatiche rispetto al compianto precedente.
Il Ventoux ha fatto la Storia del nostro splendido sport, nel male così come nel bene. Chi non ricorda l’impresa di Marco Pantani nel 200o? Il “Pirata” sembrava al gancio, eppure si riprese fino ad appaiare l’imbattibile Armstrong di quegli anni; Lance confessò poi di aver lasciato vincere l’italiano, “Elefantino” come lo chiamava lui, e Marco gli restituì il favore a modo suo, fiaccandone la resistenza sulle rampe di Courchevel. Ma il Ventoux è stato, è ancora oggi anche il monte dei voli de “L’Angelo della Montagna” Charlie Gaul, o del mito francese di “PouPou” Poulidor. Chissà se nascerà un mito anche stavolta.
Le premesse ci sono tutte: la classifica corta, ad esempio. Oppure il fatto che il Ventoux è un’ascesa senza appello: domenica c’è Parigi, i giochi devono perciò decidersi tutti qui in Provenza. Il chilometraggio limitato, infine: chi non ha paura di saltare (cosa cambierebbe?) può mettere la squadra davanti, rendere la corsa dura e giocarsi le proprie carte negli ultimi 21km. Pendenza media 7,6%, temperatura attorno ai 30°C e raffiche di vento fino a 160km/h. C’è di che preoccuparsi, c’è di che potersi entusiasmare. C’è una Storia da continuare a scrivere.


[...] tremende rampe che porteranno il Tour de France al suo epilogo, che in questa 96esima edizione ha il nome e la terribile sagoma del Mont Ventoux. E’ l’ultima salita di una corsa che si scioglierà domani nell’applauso e nel bagno di folla [...]
[...] questa specialità verosimilmente pagherà dazio nei 40km del perimetro del lago di Annecy; sabato il Mont Ventoux, senza appello: chi vestirà di giallo al termine della frazione sarà anche colui il quale avrà [...]