
Delusione. Un sentimento – crediamo – fuori luogo quando l’antidoping riesce a fare il proprio dovere smascherando quelli che hanno barato. E’ per questo che oggi, alla notizia della positività di Danilo Di Luca al CERA durante l’ultimo Giro d’Italia, la nostra redazione si è sciolta in....un’esultanza.
Ce lo ricordiamo “spianare” le montagne in maglia rosa a Pinerolo, nella tappa del Mito (sulle orme di Fausto Coppi): la ruota posteriore sbandava tanta era la forza impressa quando si alzava sui pedali. Lo abbiamo visto salire con cadenze indiavolate ogni colle, tenere botta a cronometro, andare a caccia di ogni possibile traguardo anche in pianura, o poco più. Era a capo, il portavoce, della “rivolta” inscenata a Milano nel giorno dello Show100. Qualcuno malignerà che abbia pagato per questo. Andava molto forte, forse troppo. Specie se pensiamo che fino a quel momento il bilancio della sua stagione era stato deficitario.
Oggi, a quanto pare, abbiamo scoperto il perché di tanto stato di grazia: le gambe girano più forte, scivolano meglio se si usa “il” CERA. L’ambiente, per il momento, parla di “presunzione” di innocenza. O di colpevolezza, a seconda del partito. Anche lo stesso Danilo Di Luca ha tentato di giustificarsi così, raggiunto telefonicamente in automobile mentre ritornava da Brescia (dove si sta correndo il Brixia Tour 2009) alla sua Pescara. “Ma sarei stato così stupido da prendere il CERA un anno dopo che è stato scoperto a Riccò, Sella, Rebellin? Al Giro d’Italia poi?”. Evidentemente..
Il fatto è che la tanto vituperata UCI, tra mille sciocchezze, una cosa buona l’ha fatta: ha introdotto il Passaporto Biologico. Questo documento contiene la registrazione di alcuni parametri fisiologici di ciascun atleta: troppo facile capire poi dove un fisico può arrivare e dove, invece, è strano ritrovarselo. Così è bastato un semplice raffronto tra i dati del Passaporto Biologico di Danilo Di Luca ed i valori rintracciati nel suo sangue il 20 maggio a Moncalieri – Torino – alle ore 7.50 (guarda il caso, proprio il giorno della tappa di Pinerolo..) e il 28 a Silvi Marina – Pescara – alle 7.24 (quel giorno c’era il Blockhaus) per sancire la positività dell’atleta.
Difficile, questa volta, per Di Luca, appellarsi ad un “conoscenza che non vuol dire frequentazione” riferito ai suoi rapporti con il chiacchierato medico Santuccione (ricordiamo che Riccò sta scontando 6 mesi di squalifica per aver lavorato con lui), oppure obiettare di “aver bevuto molta acqua” come accadde sullo Zoncolan nel 2007, quando i suoi valori ematici risultarono eccessivamente bassi rispetto allo sforzo sostenuto. Finora, buon Danilo, l’avevi sempre fatta franca. Questa volta, per fortuna del nostro amato sport, non sarà così.
“Se anche le controanalisi dovessero confermare la positività, smetterò di correre“. Caro signor Di Luca, non ne vedevamo l’ora.


[...] lunga mesi, il ciclista abruzzese Danilo Di Luca, secondo al Giro d’Italia del Centenario prima di essere scoperto positivo a ben due controlli antidoping, è stato squalificato per due anni dal Tribunale Nazionale [...]
[...] pieno di soddisfazioni, con il secondo gradino del podio al Giro del Centenario (era terzo, ma la positività di Danilo Di Luca al CERA..) e la maglia a pois di miglior scalatore al Tour de France, dove è stato anche [...]