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Donostia Klasikoa/Clásica San Sebastián 2009: percorso, iscritti e favoriti

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A poco più di una settimana da quel che non è stato, sebbene sognassimo potesse essere, lo spettacolo del Mont Ventoux; a soli sette giorni dalla sfilata trionfale del giovane spagnolo Alberto Contador, in maglia gialla per le vie di Parigi; ad aprire un agosto che sarà caldissimo non solo per il meteo, ma anche per il pedale con la seconda (su tre) tranche delle Grandi Classiche, ecco l’ormai tradizionale Donostia Klasikoa (è lingua basca..), corsa di un giorno più nota al grande pubblico come Clásica San Sebastián.

Saranno 237 massacranti kilometri su e giù per una regione – il Pays Vasco, Euskadi in lingua originale – impervia. Tanto impervia che sono stati pochi, nella Storia, a tentarne la colonizzazione: è per questo che sopravvive una lingua ancestrale, assolutamente slegata dal ceppo indo-europeo che accomuna (anche se sembra una bestemmia) latini ed anglofoni; è per questo che esiste una forte identità locale, evidente nelle richieste di autonomia sfociate in numerosi attentati e finanche nello sport, dove Athletic Bilbao (calcio) ed Euskaltel-Euskadi (ciclismo) sono formazioni costituite esclusivamente da rappresentanti baschi. Da sempre.

La ventinovesima edizione ricalca il percorso classico: sei salite potranno fregiarsi del traguardo GPM, ma almeno altre 7 asperità potrebbero porsi in concorrenza. Pronti-via e sarà subito Alto de Orio-Zudugarai, 3° categoria per una salita che porterà i corridori a scollinare a 90 metri s.l.m. Subito dopo, ecco le rampe dell’Alto de Garate. Ed aumenta anche l’impegno, perché l’ascesa è classificata come GMp 2° categoria. km 61 e sarà Alto de Azkarate, quindi di nuovo con il naso all’insù verso i 574 metri dell’Alto de Udana. Tutto e solo acido lattico: partirà, è verosimile, una fuga, e dietro il gruppo si prodigherà nello sforzo di non farla dilagare. Finché gli attaccanti non avranno più di 5 min. di vantaggio, il gruppo li terrà – come si sul dire – a bagnomaria. Fino a quando non cominceranno le rampe del terribile Jaizkibel.

Prima categoria. Nel breve spazio di 8km si sale di 450 metri. Sembrano bazzecole, ma quando hai nelle gambe quasi 200km di pedalate anche una rampa al 5,7% può essere letale. Qui il gruppo potrebbe esplodere, ma la vera selezione si farà sull’Arkale: lì ormai mancheranno solo una quindicina di km alla conclusione. Difficile un attacco solitario, ma potrebbe partire quella che gli esperti chiamano “fuga buona” composta da una dozzina di elementi, non di più. Saranno loro a giocarsi il successo finale.

Favorito d’obbligo lo spagnolo Alejandro Valverde, già capace di imporsi lo scorso anno. Su di lui pesa l’incognita del percorso di avvicinamento a questo grande appuntamento: senza il Tour potrebbe aver il motore un po’ imballato. I baschi si aspettano grandi cose dal già citato Contador oltreché dall’idolo di casa Mikel Astarloza, vincitore di una tappa al Tour. Noi invece crediamo che Oscar Freire possa dire la propria, specie se in gruppo nessuno avrà la forza di fare la corsa dura: in fondo Oscarito ha già fatto le prove nella tappa di Aubenas, in salita la gamba ha cominciato a girare. Gli italiani? In un palmarés che vede i nomi di Bugno, Chiappucci, Rebellin, Casagrande (bis), Bettini e Bertagnolli difficilmente Filippo Pozzato e Damiano Cunego riusciranno a dire la loro: il campione italiano sembra essersi sgonfiato dopo la vittoria di Imola, il “Piccolo Principe” ha corso un Brixia Tour 2009 da turista. Puntano al mondiale, sarà meglio che entrino in forma più tardi.

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