ALESSANDRO BALLAN - E’ il campione uscente: siamo convinti che uscirà, mancando la riconferma, e temiamo lo pensi anche Franco Ballerini. Il ct lo ha convocato, unico sicuro già da mesi, per consentirgli di onorare quel dorsale numero 1 guadagnato – con merito – a Varese. Ballan dovrà ripagare la fiducia accordatagli mettendosi a disposizione di capitan Cunego, suo scudiero lo scorso anno, lungo i 262km di un percorso che sembra tanto somigliare a quello delle amate “Classiche del Nord”.
IVAN BASSO - Grande spirito di sacrificio, ma risultati poco incoraggianti (eccezion fatta per il successo al Giro del Trentino). Basso è tornato, dopo la squalifica per doping, con umiltà. Un’umiltà che potrà di certo tornare utile alla squadra, specie quando si tratterà di tenere la corsa “chiusa” oppure di andare in fuga sulla ruota di qualche buon avversario. Lo spunto non è mai stato granché, la progressione ha smesso ormai di poter essere definita “devastante”. Ma il lavoro oscuro di Ivan, se ben gestito, potrà rivelarsi determinante. Anche se resta da capire con quante energie in corpo uscirà da La Vuelta.
MARZIO BRUSEGHIN - Il “musso”, uno dei migliori gregari della storia recente del ciclismo, rischia....il “taglio”: condizione di forma mai straripante, quest’anno, ambizioni da vedette sopite con la spunta di un ricco contratto alla Caisse d’Epargne ma è stata la serenità dei tempi d’oro a mancare. Quando la testa è altrove, le gambe non girano. Se Ballerini saprà riaccendere, anche solo per un giorno, il fuoco della motivazione, resta uno sgobbone che poche altre formazioni possono vantare.
DAMIANO CUNEGO – Il “Piccolo Principe” medita di incoronarsi re, anche se la pressione dell’esame di maturità non gli ha mai fatto troppo bene. Vincitore al Giro nel 2004, ha tentato più volte (ben 4) il bis senza mai neppure andarci vicino. Delusione, critiche feroci, i primi problemi con i compagni di squadra. Ma Damiano ha continuato a pedalare molto parlando poco, cosciente che la grande occasione sarebbe arrivata di nuovo. Ora c’è, ed è la possibilità di consacrarsi campione del mondo. Potendo, per giunta, contare sui galloni di capitano, e su di una squadra a lui completamente devota. Lasciamolo tranquillo, come vuole Ballerini: in fondo, il più completo dell’intera carovana è lui.
STEFANO GARZELLI - Ciak, si gira. Quale miglior regista per la spedizione azzurra, allora, che uno svizzero di adozione? Stefano Garzelli ha una casa, a Mendrisio, che affaccia proprio sul rettilineo conclusivo della gara iridata; conosce il percorso, ha una robusta esperienza, ha dimostrato di sapersi gestire. A lui l’ingrato compito di rimpiazzare il cervello Rebellin, ancora invischiato nelle note vicende-doping.
LUCA PAOLINI - Eterna promessa, eternamente in attesa di un’occasione per sbocciare. E’ stato il fedelissimo gregario di Bettini quando tutti gli pronosticavano di ripercorrerne la carriera. Poi, però, più nulla. Da par sua, è stato capace di un piazzamento (terzo) a Verona 2004 e poco – troppo poco – altro, anche a causa di scelte professionali probabilmente rimpiante. Per lui, però, a 31 anni un’altra occasione: gli spetta un ruolo di guastatore, una giornata con l’occhio vigile per inserirsi in ogni attacco da lontano. Ha i numeri per svolgere al meglio il compito.
FILIPPO POZZATO - Il campione italiano arriva a Mendrisio con il fiato corto. Probabile che Ballerini lo abbia scelto per tenerlo costantemente nella pancia del gruppo salvo giocarsi un eventuale quanto improbabile sprint finale, verosimilmente con Freire. L’esperienza insegna: il mondiale svizzero sembra duro, ma potrebbe svilupparsi in maniera soft come è già avvenuto negli ultimi anni: meglio essere pronti..
MAURO SANTAMBROGIO – Cog-nomen, omen: un cognome, un destino. Di devozione. Al capitano, naturalmente. Qui, come altrove, sarà Damiano Cunego, che in lui crede ciecamente. Così come Ballerini, che ha avuto modo di aprrezzarne le qualità al Trittico Lombardo. Sarà il mantice della squadra, gambe e polmoni a soffiare forte per tener freschi gli altri, facendo risparmiare loro energie.
MICHELE SCARPONI – Se ritroverà la condizione esibita al Giro, sarà in grado di fare tutto: inserirsi nelle fughe, e magari pure “domarle”; sgobbare in testa al gruppo; sparigliare le carte di quelle nazionali, le altre, che ne ignorano le doti. Sulla fiducia.
MATTEO TOSATTO - Probabile riserva, anche se a La Vuelta ha dimostrato più volte di essere in palla e rinunciarci potrebbe rivelarsi un errore. Potrebbe tornare utile a Pozzato, ammesso che la corsa si sviluppi come un interminabile sprint, oppure lavorare nell’ombra contando su una condizione da cinque stelle.
GIOVANNI VISCONTI – Immaturo al Giro, quando ha attaccato sempre bruciando quelle energie che avrebbero potuto permettergli di fare la differenza nei momenti topici della corsa, è cresciuto in estate. Potrebbe essere qui per imparare come si fa a vincere, per un futuro che sarà anche suo, ma di certo sarà chiamato a lavorare duro nelle fasi topiche della corsa. Anche lui si segnala per duttilità.

