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Ciclismo giovanile Brescia: Francesco Sedaboni sulle orme di Cunego

francesco-sedaboniCONCESIO – Due nomi (Cunego e Bertoglio), un luogo (Concesio) e un destino, campione di ciclismo. Coincidenze bizzarre che ci autorizzano a giocare con la fantasia, immaginando di aver trovato un possibile campione del futuro prossimo venturo. Francesco Sedaboni, classe ’91, è stato il miglior juniores bresciano della stagione 2009 appena conclusa in maglia Giorgi Hertz con otto vittorie ottenute su tutti i terreni dello “scibile” ciclistico: classiche di un giorno, cronometro, arrivi in salita per scalatori puri come la Brescia-Monte Magno, corse a tappe che fanno di lui un corridore completo in grado di puntare nei prossimi anni proprio alle gare di più giorni.

Precedente illustre e ben augurante - Le due corse a tappe vinte quest’anno da Sedaboni ci permettono un primo paragone illustre che è qualcosa in più di una coincidenza. Infatti a vincere la 3Tre bresciana e la Tre giorni orobica (fra le più importanti gare internazionali per juniores sul suolo italico) nello stesso anno è stato unicamente Damiano Cunego. Correva l’anno 1998, grazie a quelle vittorie il veronese si mise in luce e lo notò quel talent scout che risponde al nome di Beppe Martinelli. E Sedaboni ripercorre il cammino del talento di Cerro scegliendo per il prossimo anno la stessa squadra nella quale era cresciuto Cunego, la Zalf Fior. Con Cunego, Sedaboni condivide anche un aspetto caratteriale, una riservatezza di fondo che fa di lui un tipo solitario. A prima vista può apparire persino un ragazzo poco socievole, salvo poi ricrederci e apprezzarne la metodica serietà con la quale si prepara alle corse e la voglia di emergere in maniera chiara, trasparente, pulita. Caratteristica non comune in molti ragazzi della sua età alle prese con tempeste ormonali e le mille distrazioni che la società contemporanea può riservare ad un adolescente.

Come l’eroe dello Stelvio – Un carattere, quello riservato di Sedaboni, che ci permette un secondo illustre paragone con un grande del passato, Fausto Bertoglio. Come l’indimenticato e riservato campione bresciano, vincitore del Giro d’Italia del 1975 conclusosi sullo Stelvio, anche Sedaboni risiede con la famiglia a Concesio, terra evidentemente che nel suo Dna ha qualcosa di ciclistico. Papà Giordano, buon dilettante negli anni Ottanta, ha trasmesso a Francesco la passione per il ciclismo e proietta sul figlio, ma senza troppe ansie, la voglia di emergere a lui negata dall’impossibilità di dedicarsi a tempo pieno alla bici a causa degli impegni di lavoro. E pensare che Francesco ha rischiato di terminare anzitempo i suoi sogni di gloria cinque anni fa, quando un’auto lo investì e rischiò la vita. “Tornavo da un allenamento – racconta lo stesso Francesco – e in una discesa resa viscida dalla pioggia, ho perso il controllo della bici finendo a terra. Sull’altra carreggiata un’auto mi passava sopra fratturandomi il femore in più parti”. Un brutto incidente dal quale Francesco è uscito a fatica, ma comunque vincente con una gamba leggermente più corta dell’altra. Da allora Sedaboni, su consiglio di papà Giordano e dei preparatori atletici è seguito da un osteopata e da un biomeccanico per ritrovare la giusta posizione sulla bici.

Un metro e 75 per 59 chili, passista scalatore che ha in Contador il suo modello attuale e in Pantani il suo ispiratore, Sedaboni frequenta la quinta ragioneria al Primo Levi di Sarezzo, ma non vede l’ora di dedicarsi a tempo pieno alla bici. Una vera passione quella di Sedaboni per le due ruote. che gli assorbe anche il tempo libero. Legge avidamente tutto quello che sa di ciclismo e tiene sotto controllo gli ordini d’arrivo di tutte le corse italiane ed estere.

Il sogno del passaggio al professionismo - Bertoglio e Cunego, i due campioni che ci siamo permessi di scomodare prima per accostarli, in questo gioco, al giovane Sedaboni, hanno a loro volta un tratto in comune: un Giro d’Italia a testa che ne ha nobilitato la carriera. Un sogno rosa che culla anche Sedaboni. “Penso di aver dimostrato in questi anni che sono potenzialmente adatto alle corse a tappe. Vado forte a cronometro, mi difendo in salita, sono discretamente veloce. Il sogno naturalmente è il passaggio al professionismo e nonostante il Tour sia la corsa più importante di tutte, per un italiano è il Giro a rivestire un fascino tutto particolare. Sì, confessa – Sedaboni – se potessi scegliere un giorno la corsa da vincere non avrei dubbi, è il Giro”. Il sogno si colora di rosa, ma la strada da pedalare è ancora lunga.

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