
Il Giro d’Italia non è solo storia di uomini ed imprese epiche; è infatti anche motore di business, e perciò sempre in competizione con le altre grandi corse a tappe nella caccia allo sponsor più remunerativo e dell’idea più originale per attirarlo. Come spiegare diversamente l’intenzione, dichiarata e perciò in fase di già avanzata realizzazione, di portare la carovana....negli Stati Uniti, prima volta al mondo per una corsa a tappe?
E’ questo quanto sta studiando il patron Angelo Zomegnan, da sempre sensibile al richiamo degli €uro e perciò da sempre attento a tutto quanto può fare business. Il Giro d’Italia del Centenario, ad esempio, aveva la tappa show di Milano: grande kermesse e sponsor molto attivi sul percorso a far da premessa, l’inefficienza organizzativa del comune meneghino ed il conseguente sciopero dei corridori a fare da contraltare; oppure il Giro 2010, che si concluderà a Verona per “ripicca” ma anche perché la città ha sborsato, per ospitare l’evento, più di quanto fosse disposta ad investire Milano.
Se si partisse dagli Stati Uniti, e da Washington per l’esattezza, il battage pubblicitario verrebbe da sé, il ritorno economico e d’immagine di conseguenza. Non si farà nel 2010, già svelato con il via da Amsterdam; non si farà nel 2011, Giro d’Italia per i 150 anni dell’Unità e perciò presumibilmente autarchico. Si può fare nel 2012, e l’organizzazione ci sta lavorando. Dall’altra parte dell’Oceano c’è un’amministrazione ben disposta a stipulare un accordo, sul cui conto anche Zomegnan si è già detto “possibilista”. Tour de France per una volta bruciato in volata (2010 Rotterdam, 2011 Innsbruck, 2012 con l’ipotesi Corsica), e la “Italietta” cova la sua rivincita…

