Quella di lunedì è stata, senza ombra di dubbio alcuno, la giornata del caso-Da Ros, diffusamente trattato in queste pagine. Nessuno si è invece accorto del fatto che in udienza davanti alla Procura Antidoping del CONI ci fosse anche Gabriele Bosisio, i cui parametri biologici sono risultati difformi rispetto a quanto contenuto nel passaporto biologico in occasione di un controllo fuori corsa.
Per fortuna che esistono i giornali stranieri, nel caso specifico l’agenzia France Presse e il sito statunitense velonews.com, che hanno fatto rimbalzare anche da noi la notizia. Vediamo come è andata.
Bosisio ha....proclamato la propria innocenza con forza: le agenzie riferiscono una sola frase, montandole poi intorno una serie di riferimenti che suonano come condanna sebbene ancora nessuna indagine sia stata avviata.
“Non ho mai fatto uso di EPO e ripeto che sono innocente”, le parole di Bosisio, 29enne brianzolo che a settembre, ovverosia all’epoca dei fatti, stava per chiudere un accordo d’ingaggio con il team Lampre-Farnese.
L’ACCUSA - Premesso che non c’è nessuna notizia relativa al procedimento, e che quindi l’accusa si fonda su una semplice rete di coincidenze, i detrattori ricordano che Bosisio militava nella LPR, la squadra di un altro - più illustre - squalificato per aver fatto ricorso al CERA: Danilo Di Luca. Inoltre c’è un passaporto biologico che “canta”, rivelando valori ben al di sotto rispetto a quelli riscontrati nel controllo fuori competizione di settembre.
LA DIFESA - “La mia stagione era finita - ha dichiarato sin da subito Bosisio -. Sapevo da tempo che non sarei stato selezionato dal ct Ballerini per i Mondiali di Mendrisio e stavo progettando le mie vacanze: che bisogno avrei avuto di doparmi in un periodo di pausa agonistica?”