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Gianni Da Ros si difende: “Spacciatore? Pago colpe non mie”

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Priamo, 4 anni; Riccardo Riccò 24 mesi, poi ridotti a 18 a meno di nuovi colpi di testa del tribunale giudicante; Emanuele Sella 12 mesi per aver fatto i nomi dei suoi fornitori, dando il via a quella che ormai conosciamo come Inchiesta di Padova. Gianni Da Ros 20 anni 20. L’impressione, se non altro paragonando la squalifica con quella inflitta a Priamo (macchiatosi di reati simili: sembra fosse lui il motore del mercato del CERA), è che si siano usati due pesi e due misure.

Anche Gianni Da Ros la pensa così, e sebbene....la disperazione di un condannato a morte (un ciclista squalificato 20 anni che cos’è?) imponga di soppesarne le dichiarazioni, forse è bene anche starlo ad ascoltare. “Non sono mica uno spacciatore”, esordisce il 23enne di Nave di Fontanafredda (PN) in un’intervista rilanciata dalle colonne de La Gazzetta dello Sport in edicola oggi.

Quando era dilettante, Da Ros si procurò l’ormone della crescita THG da Davide Lucato per cederlo ad un compagno di squadra, Albino Corazzin. Questo fa di lui, almeno secondo la giustzia sportiva, uno spacciatore. “Non lo sono e non ho mai assunto sostanze – si difende Da Ros -. L’ho sempre detto: ho commesso un errore, è giusto che paghi per quello, ma non per reati che non mi appartengono”.

Il sistema mi ha bersagliato fin dall’inizio della vicenda: sul mio caso potevano spingere (Da Ros è stato ache rinchiuso in cella a San Vittore, ndr), mentre su altri no. Ma così facendo il sistema perde credibilità.

Perché a Lucato hanno dato 8 anni? Era nelle mie stesse condizioni, ma hanno scelto me per infliggere una pena esemplare e far credere che il sistema sia all’avanguardia. Ma così mi hanno rovinato, derubato, massacrato. Gli inquirenti volevano che facessi altri nomi utili all’inchiesta Muscoli e doping, ma io non avevo nomi da fare: potevo solamente raccontare la mia versione dei fatti.

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