Mai visto il “killer di Spoltore” così sereno:
in corsa, nei momenti decisivi, indossava sempre una maschera di fatica a denti serrati e occhi stralunati; sul palco delle premiazioni, invece, lo abbiamo visto sempre sorridente, ma di quel sorriso beffardo che lascia pensare “Questo ce l’ha fatta di sotto il naso e se ne compiace”.
Non così dopo la lettura del dispositivo del Tribunale Nazionale Antidoping, che lo ha condannato a due anni di squalifica. Alla rassegnazione dei primi giorni del dopo-positività si è infatti sostituita la grinta da denti serrati che Danilo ha sempre dimostrato in corsa, e che ora gli servirà appieno per combattere la sua battaglia: “Non finisce qui, c’è ancora da lottare, vado avanti: faremo....ricorso al TAS di Losanna”.
Ma per il momento c’è soltanto una condanna: perché?
Per ora conosciamo solo il dispositivo, il Tribunale deve ancora produrre le motivazioni. Io – ha risposto Danilo Di Luca – posso solo ribadire che non ho assunto alcuna sostanza e perciò non mi aspettavo questa squalifica.
A questo punto, il TAS è l’unica speranza:
Resto ottimista e ci confido molto: sono sicuro che riuscirò a far valere le mie ragioni
Prima delle controanalisi aveva parlato di ritiro dalle corse: è cambiato qualcosa oggi?
Comunque vada, anche se i giudici del TAS dovessero confermare i due anni, io non lascerò il ciclismo: ho ancora molto da dare e sono ancora giovane (a onor del vero, Danilo Di Luca ha 34 anni e rischia di doversi fermare due, ndr). E sono sicuro che riuscirò a tornare prima dei due anni.
La parola, a questo punto, passa alla difesa, rappresentata dai legali Flavia Tortorella e Ernesto De Toni:
Noi crediamo nell’innocenza di Danilo Di Luca. Per questo contestiamo non solo il metodo utilizzato dai laboratori di Chatenay Malabry ma anche le procedure. Chiederemo al TAS la procedura di massima urgenza: vorremmo che Danilo tornasse a correre già quest’anno.

