“Ci sono un russo, due spagnoli, uno sloveno e probabilmente anche due italiani“.
Non è una barzelletta di quelle che di tanto in tanto si ascoltano nei bar o in ufficio, bensì una vicenda tremendamente seria.
A maggior ragione lo è oggi, perché siamo nella settimana che conduce al Giro d’Italia 2010, che scatta sabato da Amsterdam con un cronoprologo individuale, e parlare di doping accostato – per l’ennesima volta – al ciclismo può dare il colpo fatale alla credibilità di questo sport, provato da innumerevoli scandali negli ultimi anni.
Il russo, gli spagnoli, lo sloveno e gli italiani sono gli 8 atleti sospettati di aver fatto ricorso a pratiche illecite in seguito a controlli incrociati tra i valori contenuti nel Passaporto Biologico di ciascuno e....gli esiti degli esami incrociati sangue-urine cui i corridori vengono sottoposti a campione al termine di ogni corsa.
Già da alcuni giorni le voci sono diventate sempre più insistenti, tanto che il presidente dell’Uci, Pat McQuaid, alla partenza della quarta tappa del Giro di Romandia ha dato una parziale conferma:
Tra lunedì e martedì (oggi o domani, ndr) credo che qualcosa vi diremo. Non so i nomi, ma potrebbe esserci qualche corridore non in regola con il Passaporto Biologico.
Dall’identikit degli italiani si deduce che uno dei due sospettati di doping non ha in programma di correre il Giro.
L’altro, invece, sì, e con ambizione; i valori che gli vengono contestati si riferirebbero al Tour 2009.
Due indizi che potrebbero rappresentare una prova: scandagliato il lotto degli iscritti alla prossima Corsa Rosa e confrontatolo con i partecipanti allo scorso Tour de France, il risultato sembra essere il nome di Franco Pellizotti.

