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Cunego, INTERVISTA ESCLUSIVA: “Doping: basta frottole! Che emozioni al Giro d’Italia..”

Una vita da predestinato.

E’ stato uno dei vincitori più giovani della storia del Giro d’Italia e i suoi scatti ricordano quelli del suo idolo Pantani.

Ha vinto tre volte il Giro della Lombardia come Bartali, Binda e Girardengo, delle leggende.cunego

Eppure quando si parla di Damiano Cunego gli esperti si dividono: eterna promessa o campione?

Sarà perchè è sempre stato uno che ha bruciato le tappe, allora da lui ci si aspetta sempre il meglio. A 18 anni è diventato Campione del Mondo Juniores nella sua Verona, a 22 anni ha vinto il Giro d’Italia ed è salito al primo posto del ranking mondiale dell’UCI e a 23 è diventato padre di Ludovica.

Damiano non pensi di essere cresciuto troppo in fretta?

Al contrario: ringrazio per tutto quello che ho avuto.

Perchè hai scelto....il ciclismo?

Perchè mi piacevano gli sport di fatica. Potevo scegliere tra corsa campestre e bicicletta, ho scelto questa perchè più affascinante, popolare e remunerativa.

La prima bicicletta?

L’ho comprata con i miei risparmi dopo aver lavorato l’estate in una panetteria. Sono andato in un negozio specializzato a Verona. In vetrina c’era una bella bici rossa fiammante delle mie misure e l’ho presa. Era il ’96 e la pagai un milione e mezzo, allora era una bella cifra…

La prima corsa?

Da allievo nel 1997. Non so come, riuscii a beccare la fuga giusta: eravamo in 11, arrivai undicesimo.

La prima vittoria?

Era la mia quarta corsa ed era totalmente piatta. Andai in fuga e a due chilometri dall’arrivo anticipai tutti grazie al consiglio del mio direttore sportivo, altrimenti sarei rimasto lì. Loro non mi conoscevano, mi lasciarono andare e vinsi.

E la prima gara che hai visto in tv?

I primi ricordi sono legati al Giro del ’94. Oltre alle vittore di Pantani mi colpiva Berzin, perchè dicevano che era giovane e perchè andava bene in salito e a cronomentro.

Un ricordo di Pantani.

Sicuramente quell’incontro nell’ascensore prima della Freccia: ero vicino al mio idolo, non lo dimenticherò mai.

E il primo autografo a chi l’hai chiesto?

A Pescantina c’era il velodromo e nel ’97 andai lì e mi feci fare l’autografo da Martinello, Villa, Collinelli e Minali.

Seguivi altri sport da bambino?

La Formula Uno. Il mio idolo era Schumacher, lo seguivo dai tempi della Jordan, quando non era nessuno e gli amici mi sfottevano per questa mia passione.

Nel 2004 sei salito alla ribalta con una stagione fantastica: 4 tappe e la classifica finale del Giro d’Italia, il Giro della Lombardia e il primo posto nel ranking mondiale dell’UCI. Da quel giorno c’è sempre stata grande aspettativa su di te e spesso anche quando hai ottenuto dei buoni risultati, come ad esempio il quarto posto al Giro 2006 ed il quinto posto al Giro 2007, sono stati visti come una delusione perchè paragonati alle prestazioni di quella stagione fantastica. Cosa hai da dire a tal proposito?

Sono tutte cose che dicono gli altri, io sono contento di come sto andando. Non cambierei la mia carriera con nessuno, anche perchè un Giro d’Italia l’ho già vinto. E’ ovvio che negli ultimi anni i Giri d’Italia sono diventati molto più difficili di quello del 2004, c’è concorrenza più spietata, le medie sono più alte, partecipano squadre più forti. Io faccio quello che posso.damiano_cunego_primo-piano

Come giudichi il tuo Giro d’Italia?

Penso che sia stato un Giro d’Italia abbastanza positivo, è mancato l’acuto. Sono stato un pò sfortunato, considerando anche la fuga a L’Aquila dove non ero presente e che avrebbe potuto cambiare volto alla mia classifica generale.

Nelle prime due settimane sei stato un grande protagonista, sei arrivato secondo a Montalcino, hai vinto la volata tra i migliori sul Terminillo e sei arrivato quarto sullo Zoncolan. Come mai invece nella terza settimana non sei riuscito a confermarti su questi livelli?

Bella domanda, me lo chiedo anche io.. Penso che quando uno non ce la fa a stare davanti vuol dire che ha un pò meno forza degli altri.

Anche perchè una delle tue migliori doti è sempre stata quella del recupero.Ami ripetere che se ci fosse una quarta settimana al Giro non ce ne sarebbe per nessuno.

A parte la giornata del Mortirolo spesso sono riuscito a stare con i primi.

E’  ovvio che io lottavo per avere una buona classifica, per riuscire a terminare nei primi cinque posti, purtroppo dopo L’Aquila sono rimbalzato indietro in classifica e anche psicologicamente questo mi ha condizionato.

Comunque è vero, lo ripeto ancora, se ci fossero quattro settimane ne vedremmo veramente delle belle.

Adesso che corse hai in programma?

Sicuramente correro il Campionato Italiano, poi vedremo.

Il Tour?

Non lo so, ci penserò.

Secondo te chi lo vince?

Non lo so, se proprio devo dire un nome dico Contador.

E Armstrong?

Armstrong non lo batterà mai.cunego1

Ritorniamo a parlare di te, sei sempre stato convinto di sfondare nel ciclismo?

Dentro di me si, se qualcuno me lo chiedeva io negavo, non lo davo a vedere. Ma dentro ci ho sempre creduto.

Conta più la classe o la determinazione?

La classe uno ce l’ha o non ce l’ha, ma delle due è più importante la determinazione.

Nell’allenamento segui le tabelle o ti lasci guidare dalle sensazioni?

Ho le mie tabelle ma poi vedo anche le sensazioni, se posso fare di più o di meno in base a come mi sento.

A che cosa pensi durante i massaggi?

Cerco di parlare con il mio massaggiatore. A volte siamo concentrati sul massaggio, a sciogliere le contratture, oppure parliamo e vediamo la tv se è accesa. Comunque il massaggio è importante: se si hanno dei dubbi ci si sfoga.

La radiolina in corsa è fondamentale?

Io direi di si, è importante perchè sei in contatto con il direttore sportivo e con i compagni, possono arrivare i consigli, anche se alla fine quando si decide la corsa è l’atleta che fa la differenza.

La salita più dura che hai fatto.

Vicino a casa mia, all’uscita di Ala dell’autostrada del Brennero, c’è una salita che si chiama Ala-Passo Fittante. Credo che sia una delle salite più dure, inizia al venti per cento, poi si va su al dieci, quindici e poi ci sono un paio di chilometri al venticinque per cento. E’ la mia salita, in futuro la dovremmo chiamare Passo Cunego e se il Giro dovesse farla sarei davvero contento.

Cosa cambieresti nel ciclismo?

Toglierei le crono al Tour de France…

La corsa che ami?

Il Giro d’Italia.

La corsa che odi?

Odiare è una parola grossa: non mi piacciono le corse non adatte a me, tipo le gare piatte o corse come la Roubaix e il Fiandre.

Partire per tre settimane di corsa ti eccita come ad inizio carriera o stare tanto tempo lontano da casa comincia a pesarti?

Se tre settimane via dovessero pesarmi adesso che ho 28 anni, dovrei stare fresco..

Cosa rispondere a chi insiste sull’equazione “ciclismo uguale doping”?

Che sbaglia: il doping esiste in tutti gli sport, e nel nostro i controlli sono severi.

Molti dicono: basta ipocrisie, tanto si sa che, senza doping, nello sport professionistico non si va da nessuna parte. E’ vero?

E’ falso. Ci sono atleti che dimostrano il contrario. Qualcuno che bara ci sarà sempre, però fidatevi: tantissimi si comportano in maniera onesta.cunego040528

I corridori sono complici o vittime del sistema doping?

Siamo tutti grandi e vaccinati, dunque sappiamo quello che facciamo e ciascuno è responsabile delle sue scelte.

Perdona l’ingenuità: ma è possibile che una persona giovane e sana rischi la pelle con schifezze di ogni tipo, pur di vincere e guadagnare di più?

I soldi, la popolarità.. Per alcuni sono tutto. Io dico che la salute non si compra e che il denaro non te lo porti nella bara.

Alla vigilia di un Giro d’Italia, Enrico Lucci delle Iene chiese a Mario Cipollini se era disposto a giurare che la sua sarebbe stata una corsa senza doping. Lui la guidicò una provocazione e non rispose. Tu cosa rispondi?

Non ho problemi a dire si.

Si dice che il doping sia figlio di un calendario di gare troppo fitto. Ti sei mai sentito carne da macello?

Mai. Ho sempre scelto e deciso quando e dove correre, anche quando non ero così affermato. Bisogna sapersi circondare di persone coscienziose e affidabili.

Parliamo un pò della tua vita lontano dalle corse. Un tuo difetto?

A volte mi faccio prendere dal nervosismo.

Un tuo pregio?

La disponibilità.

Il colore preferito?

Il rosa perchè è legato al Giro e poi l’azzurro e il giallo insieme come nella Renault di Formula Uno.

Il tuo motto?

Dare sempre il meglio di se stessi e se non si è portati a fare una cosa, impegnarsi ugualmente.

La materia scolastica preferita?

Storia.

Quella che non sopportavi?

Io ho il diploma di Perito meccanico e la materia più difficile era la pneumatica. Studiavamo anche il rendimento delle turbine, tutte quelle cose lì: non so come ho fatto ad uscirne.

Il sogno ricorrente?

Sogno che devo fare ancora gli esami di maturià e mi alzo alla mattina con grande ansia.

Hai un film cult?

Ne ho tre: il primo è The Doors di Oliver Stone, il secondo Forrest Gump e il terzo Ocean’s Eleven.

La popolarità ti dà fastidio o ti gratifica?

A volte è uno stimolo, non mi dà fastidio, ma non mi piacciono le domande insidiose.italia-cunego

E le mie come sono?

(ride) No no stai facendo il bravo…

Il tuo tifoso più grande?

Il numero uno è mio padre tallonato da mia madre, ma mio padre ha qualcosa in più: si vede che ci tiene tantissimo.

Il complimento più bello?

Quando vinsi il mondiale juniores mi fecero piacere i complimenti di Vittorio Adorni.

Per quanti giorni all’anno dimentichi il ciclismo?

Neanche uno mi sa.

Tre buoni motivi per fare il corridore, oggi.

Perchè è uno sport all’aria aperta, insegna a vivere, permette di viaggiare e, in qualche caso, di guadagnare bene.

Ultima domanda, tre buoni motivi per amare il ciclismo, oggi.

Emoziona, vive di duelli e i tifosi sono a contatto con i corridori.

A fine intervista Cunego ha poi voluto salutare tutti i lettori di www.ciclo-news.com, ecco il video:

veni, vidi.. condividi?

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