VOTO 3 - avrebbe potuto essere un 7, che poi è il nostro giudizio reale sul Tour de France 2010 dello spagnolo, ma abbiamo scelto un valore simbolico, che prendesse spunto dai successi alla Boucle (sempre meno Grande, a giudicare dal livello di spettacolo offertoci) per celebrare le gesta di questo ragazzo, non ancora 28enne.
Non era in grandissima condizione, Mr. One Shot One Kill, e tanti pronosticavano questo sin dalla vigilia.
Sarà bene che i suoi direttori sportivi, chiunque essi siano il prossimo anno, si interroghino sul fatto che c’è voluta anche una notevole dose di buena suerte per portare a casa un risultato parso ogni giorno più prevedibile, ma mai scontato e “blindato” come invece lo scorso anno.
Contador ha vinto con la testa, prima ancora che con le gambe, il suo personale duello con Andy Schleck: arginandolo quando il fiato si faceva corto; attaccandolo al primo (non certo l’unico, sicuramente il più eclatante) errore d’inesperienza; demotivandolo quando il lussemburghese avrebbe potuto trasformarsi – una volta per sempre – in famelica belva, attraverso una strategia – neppure tanto sotterranea - di richiesta di perdono e dichiarazioni d’amicizia.
Sembra imbattibile, per assenza di avversari prima ancora che per propria grandezza e talento. Non ci piace il suo ciclismo, eterna attesa di uno spettacolo che avrebbe potuto essere ed invece non deflagra mai. Contador ha costruito molti dei propri successi appiccicandosi alla ruota del rivale più accreditato, strategia tanto redditizia quanto soporifera. Ma, come sempre, rendiamo onore al merito di un atleta capace di divorare i più di 3.400km di gara più veloce di quanto abbiano fatto tutti i suoi rivali. Chapeau.

