VOTO 6 - vuole essere la media aritmetica tra un giudizio sulla condizione (voto 8), veramente straripante, ed uno sulla capacità di leggere la corsa (voto 4), veramente imbarazzante.
Poteva, doveva vincere: straordinario nel farsi pilotare – tappa #3 – da Fabian Cancellara, danzando elegante oltre le insidie del pavé (bravo lo svizzero nel lavoro di gregariato, ma anche chi ha saputo tenere la sua ruota ha fatto un bel numero), ha poi domato le Alpi con il piglio di chi sapeva il fatto suo; quindi, su quei Pirenei che avrebbero potuto consacrarlo, ha lasciato che fossero l’entusiasmo e la condizione a guidare le sue pedalate, incappando in un errore da pivello nella cambiata.
Atteso al riscatto, ha optato invece per una strategia attendista consacrando un’intera frazione (per giunta, tra le più dure rimaste a sua disposizione) agli “accordi di pace” con un Contador incredulo nel trovarsi dinanzi una vittima che si scusava di essere stata tale.
LA PAGELLA DI ALBERTO CONTADOR
Possiamo salvare il fatto che abbia trovato le prime due (immaginiamo di una lunga serie) vittorie in carriera in terra di Francia, dobbiamo apprezzare – e cercare di tenere bene a mente – la pulizia di pedalata e la sua eleganza in sella, ma finché Andy continuerà a pensare a corse come questa con la soddisfazione di chi ha colto un traguardo (la maglia bianca di miglior giovane, per l’ultima volta visto che il prossimo anno non se la giocherà più per motivi anagrafici) invece che con il rammarico di chi si è fatto sfuggire una grande occasione, rischia di rimanere uno dei tanti capolavori incompiuti dei quali la storia, in questo caso del ciclismo, perde in fretta la memoria.

