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Doping Fabio Fazio? Mai! Per dovere di onestà

letteraQuello assunto da Bani – spiega Fanini – è un vero e proprio veleno, mentre sulla morte di Fazio credo che certa farmacia abbia da prendersi le proprie responsabilità

Pubblicammo anche noi, come potete vedere qui sopra, le dichiarazioni di Ivano Fanini in seguito al decesso del giovane Fabio Fazio durante una corsa dilettantistica. La tragedia seguì di poco la scoperta della positività di Eugenio Bani, poi reo confesso, e fu facile fare 1+1 per mettere le vicende in relazione.

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Ora che la verità è emersa, smentendo qualsiasi malevola insinuazione sul conto di Fazio, ci sembra onesto pubblicare una lettera indirizzata dalla madre del ragazzo a Fanini, e con lui a tutti quelli che – come noi – trovarono più semplice aprir bocca invece che approfondire la notizia.

Sappiamo che qualsiasi richiesta di scuse giunge in imbarazzante ritardo e non può lenire il dolore di una mamma, ma crediamo di fare opera di onestà intellettuale nel pubblicare, dopo l’accusa, anche la smentita ed un commosso ricordo.

Caro signor Fanini,
è la mamma di Fabio che le parla. Mi sento di scriverle queste quattro parole perché come mamma di un meraviglioso ragazzo quale è Fabio, sento il bisogno di mandarle questo messaggio. Non sapendo usare il computer, ho saputo solo adesso cosa è stato scritto, in particolare da lei, un anno fa sulla vicenda e ringrazio Dio di averlo saputo solo adesso e non prima, anche se avrei potuto risponderle pur non avendo ancora i risultati dell’autopsia: Fabio era un ragazzo pulito, lo sapevamo io e chiunque lo conoscesse bene, senza bisogno di risultati ufficiali.

Fabio ha sempre corso per passione, una passione innata. E non è mai arrivato così in alto da far sì che qualcuno potesse parlare di lui, ma si è sempre accontentato di ciò che riusciva a fare. Sì è vero, naturalmente anche lui come tanti sognava il professionismo ma sapeva aspettare e se veniva veniva…

Purtroppo un destino crudele lo stava già aspettando e lui pedalava verso questo destino ignaro di ciò che in un attimo ha cambiato la vita di tutti noi. E’ per questo che adesso vorrei dirle che non è stato giusto usare Fabio come pedina per muovere contro un ciclismo oramai bollato come “doping”, anche se lei pensava – facendo questo – di portare avanti la lotta contro il doping. Non è certo così che si fa, non s’infanga il nome di un ragazzo per il quale la bici è stata una ragione di vita fin dal primo momento in cui, piccolino, è stato messo in sella.

Adesso sento parlare di “riabilitazione di Fabio”: sì, è una rivincita rispetto a tutto ciò che è stato detto, ma questa giustizia per Fabio fa male, fa tanto male perchè non c’era neanche bisogno di arrivare a questo. Sarebbe stato sufficiente non puntargli contro il dito e aspettare che i fatti dimostrassero ciò che tutti quelli che conoscono Fabio già sapevano.

Fabio è stato sempre pulito, Fabio non c’entra niente con quella parte di ciclismo della quale si fa tanto parlare: lui ha sempre voluto dimostrare che si può portare avanti un sogno senza sporcarsi e arrivare sin dove si può con le proprie doti.

Detto questo, mi auguro che ora lei si dia da fare almeno quanto ha fatto l’anno scorso e scriva di Fabio quello che davvero mio figlio è. Se lo merita, e soprattutto se lo merita quella parte di ciclismo pulito che c’è.

veni, vidi.. condividi?

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