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Doping: Bernucci scagiona Petacchi. Ma gli indizi..

ROMA, 24 agosto – Due ore di interrogatorio serrato per Bernucci, poco più per Alessandro Petacchi; i due corridori coinvolti nell’indagine antidoping della Procura di Padova, i cui primi risultati sono al vaglio della Procura del Coni  per il procedimento sportivo. Un pomeriggio di fuoco per i due corridori, chiamati a spiegare le pesanti accuse del pm di Padova, Benedetto Roberti: utilizzo di pratiche e sostanze dopanti per il velocista spezzino e per il compagno.

E anche un’ipotesi di smercio che emergerebbe dalle conversazioni intercettate dalla magistratura, che il vice di Torri, l’avvocato Tammaro Maiello ha contestato ai due. E che rivelerebbero, secondo l’accusa, una trama  complessa in cui ogni attore è nello stesso tempo consumatore e spacciatore. Con complicità complesse tutte da ricostruire. Ne è venuto fuori un verbale pesantissimo per lo sprinter spezzino: 39 pagine, che comprendono, appunto, anche le parti salienti dei verbali delle intercettazioni.

“Ho risposto a tutto, non ho nulla da aggiungere”, ha

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detto Petacchi all’uscita, teso, ma almeno disponibile ad un paio di smozzicate risposte. “La Vuelta che parte sabato? Non dipende da me”. Verissimo, allo stato dei fatti, non essendoci ancora un provvedimento ufficiale, dipende sopratutto dai dirigenti della sua squadra, la Lampre di Beppe Saronni. Bisognerà attendere ancora qualche giorno. Secondo fonti vicine al Foro Italico, Bernucci avrebbe confessato e si sarebbe caricato di tutte le responsabilità nella vicenda, ammettendo la propria colpevolezza in toto.

Una mossa che sottintende una strategia di difesa tesa a salvare il salvabile: almeno uno dei due imputati di doping, ovvero: il compagno più prestigioso (e danaroso). Insomma, il compagno che si sacrifica per salvare il proprio capitano. Ma ora i verbali dovranno essere vagliati anche dal capo della Procura Ettore Torri, assente agli interrogatori, per verificare se le risposte di Petacchi siano compatibili con quanto emerso dalle intercettazioni.  Alcune delle quali, secondo fonti attendibili, sarebbero davvero compromettenti e inequivocabili. Petacchi, già condannato un anno per il doping al salbutamolo nel 2007 in caso di deferimento rischia da 4 a 6 anni di ulteriore sospensione: il che vorrebbe dire carriera finita.

Dunque, mentre per Bernucci, filato via dalla Procura senza proferir verbo (il tipico comportamento di chi non ha nulla da nascondere…) si profila un deferimento pressoché certo al Giudice del Tna (Il Tribunale nazionale antidoping), per lo spezzino bisognerà attendere. Ma intanto incombe la Vuelta (sabato) e toccherà in prima istanza ai dirigenti della Lampre decidere se esporsi al rischio di trovarsi con un corridore deferito dopo le prime tappe, oppure no.

Nell’abitazione di Bernucci, ad aprile, i Carabinieri del Nas avevano sequestrato prodotti dopanti come il pericolosissimo Pfc (perfluorocarburo) una sostanza chimica sintetica, ricavata dal petrolio, che aumenta la capacità del sangue di trasportare ossigeno. E albumina umana, di un tipo a particolare concentrazione, difficile tra l’altro da trovare sul mercato. E’ il fronte più attuale del doping, una pratica che si sta diffondendo da qualche tempo nel plotone per un semplice motivo: non è smascherabile dai comuni test sull’urina.  In quella occasione fu fermata anche la moglie di Bernucci, mentre, all’aeroporto di Pisa stava per recarsi al nord, dove il marito correva in una delle classiche belghe. L’ipotesi degli inquirenti è che tentasse di portare qualcosa al consorte.

E’ stata sentita come persona informata dei fatti, ma rischia ugualmente un provvedimento di inibizione (fino a 8 anni) previsto dai regolamenti sportivi, anche se non risulta tesserata per alcuna federazione.

fonte: repubblica

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